Procrastinazione: quando “rimandare a domani” diventa una trappola

Vi è mai capitato di avere un compito importante e finire per pulire ossessivamente la casa o ordinare le e-mail pur di non iniziarlo? Spesso ci diamo dei “pigri”, ma la psicologia ci insegna che dietro l’atto di rimandare si nasconde un meccanismo molto più complesso – e anche molto più subdolo!

Dico “subdolo” perché la procrastinazione può nascere come una scelta ponderata: può avere senso, infatti, dare un ordine di importanza alle mansioni da svolgere, ma è molto facile che questa lucida pianificazione si trasformi, col tempo, in una compulsione irrefrenabile.

Oltre la pigrizia: i 4 volti del procrastinatore

Entriamo ora nel vivo dell’argomento: non tutti rimandiamo per lo stesso motivo. Identificare il proprio copione è il primo passo per scardinare il blocco:

  1. “Lo farò quando sarò pronto”: tipico di chi cerca la perfezione. Non ci si sente mai abbastanza all’altezza (per un esame o un progetto) e si rimanda per paura del fallimento.
  2. “Lo farò quando sarò sicuro”: il copione di chi teme di prendere la decisione sbagliata. Si continuano a cercare informazioni e consigli, sperando in una certezza che non arriverà mai.
  3. “Lo farò quando avrò la motivazione”: qui si cade nella trappola dell’entusiasmo. Si rimandano i doveri “noiosi” aspettando una spinta emotiva che, puntualmente, non arriva.
  4. “Lo farò quando avrò tempo”: una forma di ribellione silenziosa. Si vive il compito come un’imposizione e si “trascinano i piedi” occupandosi di altro.

Quando rimandare diventa un problema?

Come già accennato in apertura a questo articolo, procrastinare non è sempre disfunzionale. Può essere utile per lasciare decantare forti emozioni o per riflettere su decisioni importanti. Ci tengo a sottolinearlo, perché è facile (soprattutto di questi tempi) cadere nella trappola di “patologizzare” qualunque azione in realtà assolutamente lecita! C’è un giusto tempo per tutto, ed è importante saper distinguere la procrastinazione disfunzionale dall’attesa funzionale del momento più idoneo per fare qualcosa.
Procrastinare una patologia quando:

  • inibisce le nostre risorse e la nostra volontà
  • crea un senso di colpa e vergogna paralizzante
  • ci porta a “subire la vita” anziché gestirla.

Strategie pratiche per ripartire

Secondo l’approccio della Terapia Breve Strategica, per uscire da questo circolo vizioso non servono grandi sforzi di volontà, ma piccoli cambiamenti mirati:

  • Darsi una deadline: l’autoinganno del “lo farò domani” si rompe solo fissando un limite temporale invalicabile
  • La tecnica del “piccolo rischio”: se si rimanda per paura, bisogna iniziare affrontando una piccolissima parte del compito, anche se non ci si sente pronti
  • Osservarsi: imparare a riconoscere il momento esatto in cui si sta per rimandare. La consapevolezza è il momento della scelta

Queste indicazioni sono volutamente generiche: una proposta più specifica e personalizzata richiede chiaramente un colloquio individuale.
Tuttavia, voglio comunque proporre un esercizio immaginativo per quando la procrastinazione è diventata abitudine (esercizio che io stessa applico nei momenti di stallo e incertezza):

La mattina, mentre ci si prepara per la giornata davanti a sé, ci si proietta mentalmente il film della catastrofe che potrebbe derivare nel continuare a rimandare l’irrimandabile. Si visualizza proprio lo scenario catastrofico e peggiorativo su tutti i fronti della nostra vita, se si continua a procrastinare all’infinito.

Solitamente, questo esercizio rende più facile individuare il comportamento disfunzionale quando lo si mette in pratica, e crea avversione verso l’atto stesso di rimandare.

Bibliografia

Nardone, G. (2014). La paura delle decisioni. Come risolvere il dilemma della scelta.

Tracy, B. (2020). E bacia quel rospo! 21 modi per non rimandare più e fare di più in meno tempo.

Krech, G. (2015). L’arte di passare all’azione. Lezioni di psicologia giapponese per smettere di rimandare.

Svevo, I. (1923). La coscienza di Zeno.

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