Zerocalcare e la Sindrome dell’Impostore

Illustrazione ad acquerello di una collina erbosa sotto un cielo notturno stellato con luna crescente, metafora della leggerezza del sentirsi un semplice filo d'erba in un prato.

Come avrete intuito dal titolo, sono una grande fan del fumettista Zerocalcare.

“Strappare lungo i bordi”, la sua prima serie tv targata Netflix è un’opera intimistica che racconta con umorismo e delicatezza il mondo interiore di un giovane adulto costretto a crescere dal tempo che passa, ma costantemente messo di fronte alle proprie insicurezze.

In particolare, c’è una scena che mi è rimasta profondamente impressa – pur non essendo una scena cruciale ai fini della trama.

In un flashback scolastico, il giovane protagonista rivive il tormento con cui affrontava compiti, voti e giudizi degli insegnanti. Convinto di aver causato una ferita irreparabile alla maestra per via di un errore, rimane intrappolato in una spirale di rimuginio e senso di colpa. È l’amica Sara a spezzare questa dinamica attraverso un intervento disarmante: gli fa notare che la maestra ha una vita autonoma, che spesso confonde persino il suo nome con quello di un compagno, e che lui non possiede affatto il potere distruttivo che si attribuisce. La scena si chiude con una sintesi fulminante:


“Ma non ti rendi conto di quanto è bello, che non porti il peso del mondo sulle spalle, che sei soltanto un filo d’erba in un prato? Ma non ti senti più leggero?”

Nella prospettiva della Terapia Breve Strategica, questo scambio rappresenta una magistrale ristrutturazione della realtà: un cambio improvviso di prospettiva che frantuma la rigidità del quadro percettivo precedente.

La sindrome dell’impostore

La cosiddetta “sindrome dell’impostore” colpisce con frequenza paradossale individui meticolosi, preparati e dotati di un alto senso del dovere. Chi ne soffre vive nel terrore costante di essere smascherato, attribuendo i propri successi al caso o a un inganno involontario e vivendo ogni imperfezione come la prova definitiva della propria inadeguatezza.

Analizzando la logica sottostante a questo fenomeno, emerge una contraddizione evidente: ritenersi responsabili della delusione altrui, pretendere prestazioni prive di sbavature e temere costantemente di condizionare l’equilibrio di chi ci circonda significa attribuirsi un potere di controllo irrealistico. È un’illusione di onnipotenza declinata al negativo: ci si percepisce così determinanti da credere che il mondo intero sia focalizzato sui nostri passi falsi.

Questa tentata soluzione (controllare ossessivamente ogni dettaglio per non fallire) produce due esiti disfunzionali:

  • Isolamento relazionale: il timore del giudizio trasforma il contesto sociale da luogo di scambio a tribunale permanente.
  • Focalizzazione interna ipertrofica: l’attenzione si ritrae dalla realtà esterna per concentrarsi esclusivamente sulla propria performance e sull’immagine di sé da difendere.

La via del filo d’erba

Riconoscersi come “un semplice filo d’erba in un prato” non equivale a una resa o alla svalutazione delle proprie capacità.
Al contrario, rappresenta un atto di realismo liberatorio.

Come ricorda C.S. Lewis:

“La vera umiltà non consiste nel pensare meno di se stessi, ma nel pensare meno a se stessi.”


Quando l’individuo smette di considerarsi il fulcro attorno a cui ruotano le valutazioni altrui, il peso della recita crolla:

  • Si disinnesca l’interrogativo paralizzante: «Come posso dimostrare di valere e non essere scoperto?».
  • Emerge l’interrogativo funzionale: «Qual è il senso di ciò che sto facendo adesso per il contesto in cui mi trovo?».

Spostare l’attenzione dalla difesa della propria immagine all’azione concreta al servizio del mondo è il primo passo per alleggerire l’angoscia del giudizio.
Accettare di non essere l’intero prato, ma soltanto una parte infinitesimale del paesaggio, è il presupposto per iniziare ad abitare la propria realtà con misura e libertà.

Bibliografia

Zerocalcare. (2021). Strappare lungo i bordi [Serie animata]. Netflix / Movimenti Production.

Clance, P. R., & Imes, S. A. (1978). The imposter phenomenon in high achieving women: Dynamics and therapeutic intervention. Psychotherapy: Theory, Research & Practice, 15(3), 241–247.

Nardone, G. (2014). La paura delle decisioni. Come costruire il coraggio di scegliere per sé e per gli altri. Ponte alle Grazie.

Watzlawick, P., Beavin, J. H., & Jackson, D. D. (1967). Pragmatica della comunicazione umana. Astrolabio.

Lewis, C. S. (1952). Mere Christianity. Geoffrey Bles.

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