Come trovare la propria passione: la via della sottrazione

Quando inizio qualcosa di nuovo, mi sento totalmente immersa in uno stato di grazia, quasi una forma di estasi creativa. Che sia il disegno, la chitarra, lo sport o un nuovo progetto lavorativo, l’inizio è sempre magico. È tutto nuovo, senza limiti, e l’idea di ciò che potrei diventare una volta acquisita una buona abilità mi riempie di visioni gloriose. In quel momento, non mi importa di non essere brava: sono innamorata del potenziale.

Poi, però, succede qualcosa. Dopo qualche settimana, l’entusiasmo lascia il posto a una strana forma di fastidio. Arriva la frustrazione. Conosco le basi, ma non riesco a padroneggiarle come vorrei. La progressione rallenta, la novità svanisce e inizio a dirmi: “Questa cosa non fa per me.

Questa è la fase del “trascinamento”, quel periodo grigio in cui la fatica bussa alla porta e la tentazione di mollare si fa fortissima. Ma è proprio qui che si gioca la partita più importante per la realizzazione di un talento.

La trappola della multipotenzialità

Oggi siamo immersi in un mondo di stimoli infiniti. Molti di noi si definiscono “multipotenziali“, e questo termine mi lascia sempre un po’ perplessa. Non voglio entrare nel merito di un concetto complesso che richiederebbe una trattazione a parte: vorrei solo far notare che per molto tempo anche io ho creduto di appartenere a questa categoria, finché mi sono detta che forse si trattava solo di un’affascinante giustificazione per il fatto di saltare da un interesse all’altro non appena la novità svaniva, o quando il miglioramento richiedeva sempre più sforzo e disciplina.

La domanda giusta

Siamo abituati a chiederci: “Qual è la mia vera passione?”. Ma questa domanda può generare un dubbio senza via d’uscita e portarci a testare tutto in modo superficiale. Esiste una domanda molto più potente e concreta che dovremmo porci quando non sappiamo quale porta aprire:

Trovare la propria strada non è un processo di addizione, ma di sottrazione. Si scopre chi siamo per esclusione, eliminando il rumore, le mode del momento e ciò che facciamo solo per abitudine o per compiacere un’immagine esterna che non ci rispecchia.

La Terapia Breve Strategica e il “come peggiorare”

La cosiddetta “via negativa” (via negationis) era una guida fondamentale già in epoca romana: gli stoici sapevano bene che la felicità non nasce dall’aggiunta di piaceri, ma dalla sottrazione dei turbamenti.

Secoli dopo, è stato Paul Watzlawick (uno dei padri della comunicazione moderna) a riportare in auge questo approccio con il suo celebre libro “Istruzioni per rendersi infelici”. Con una punta di geniale ironia, Watzlawick ha dimostrato come studiare meticolosamente i modi per fallire sia, paradossalmente, la via più rapida per smettere di farlo. Se capisco perfettamente come sabotarmi, divento consapevole dei meccanismi che mi tengono bloccato.

Partendo da queste basi, la Terapia Breve Strategica ha formalizzato questo principio in una delle prescrizioni più celebri ed efficaci del proprio metodo: la tecnica del “come peggiorare”. Questa tecnica ti porta a chiederti non cosa dovresti fare per migliorare (domanda che spesso genera confusione), ma cosa dovresti fare per peggiorare volontariamente la tua situazione attuale.

Cosa dovrei fare per allontanarmi definitivamente da questa passione? Come dovrei comportarmi per rendere questo “periodo grigio” ancora più insopportabile?

Solitamente, questo cambio di prospettiva apre le porte a un’infinità di risposte. Vedere chiaramente la strada verso il baratro è ciò che ci permette, per contrasto, di individuare con estrema precisione la direzione opposta: quella che ci porta verso ciò che conta davvero.

Il metodo della sottrazione

Quando senti che l’interesse cala, invece di cercare subito una nuova “dose” di novità (un altro corso, un altro sport, un altro hobby), prova a operare un distacco consapevole. Se riesci a fare a meno di quell’attività per un lungo periodo senza che la tua vita ne risenta davvero, allora era solo rumore.

Ma se, nonostante la fatica e la frustrazione del “periodo grigio”, senti che non puoi fare a meno di quell’esperienza, allora hai trovato qualcosa di essenziale.

La passione non si trova: si costruisce

La verità è che la passione non dipende da cosa fai, ma da come lo fai. Come l’amore, la passione non è un colpo di fulmine che dura per sempre; è il premio che ricevi dopo aver attraversato la fatica con determinazione.
Non scambiare questo faticoso periodo intermedio per la fine del tuo percorso. È solo un passaggio obbligato. Se impari a usare la resistenza come un filtro per eliminare il superfluo e tenere solo ciò di cui non puoi fare a meno, scoprirai che la passione non è l’inizio del viaggio, ma il suo coronamento.
La strada si fa camminando, ma soprattutto scegliendo con cura cosa lasciare indietro per poter correre più leggeri verso ciò che conta davvero.

Ti senti bloccato nel “periodo grigio” di un progetto o non riesci a distinguere tra ciò che è essenziale e ciò che è solo rumore? A volte, una prospettiva esterna può aiutare a sbloccare le risorse che già possiedi. Se ti va, possiamo parlarne nel mio studio a Rimini o presso il Poliambulatorio Valturio. Se non è ancora il momento, ma hai bisogno di qualche riferimento in più, non esitare comunque a scrivermi!

Bibliografia

  • Watzlawick, P. (1983). Istruzioni per rendersi infelici. Feltrinelli.
  • Nardone, G., & Watzlawick, P. (1990). L’arte del cambiamento. Ponte alle Grazie.
  • Nardone, G. (2013). Psicosoluzioni. Risolvere rapidamente complicati problemi umani. BUR Rizzoli.
  • Seneca, L. A. Lettere a Lucilio.
  • Taleb, N. N. (2012). Antifragile. Prosperare nel disordine. Il Saggiatore.

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