DOC: la prigione dei rituali (e come uscirne con la Terapia Strategica)

Spesso, quando lavoro con un paziente con Disturbo Ossessivo-Compulsivo, una delle prime cose che noto è la sua sensazione di essere strano, assurdo, e quindi incompreso. A volte c’è un senso di vergogna, inadeguatezza, quasi di imbarazzo per non essere in grado di abbandonare i rituali.

Eppure, nei miei anni di studio presso il Centro di Terapia Strategica di Arezzo, ho avuto modo di sperimentare personalmente quanto i disturbi ossessivo-compulsivi siano bizzarri, creativi, complessi…ma anche molto più comuni di quanto non si creda! E certamente non sono una psicopatologia che colpisce le persone con svantaggi cognitivi: tutt’altro. Solitamente chi ne soffre si distingue proprio per una intelligenza acuta, che porta a creare strutture di pensiero e azione che definirei facilmente “sofisticate”.
Certo, resta il fatto che il DOC ti fa sentire solo, anche quando le persone care fanno il possibile per restarti vicino – ma soprattutto quando gli effetti deleteri del disturbo creano effettivamente il vuoto relazionale intorno a te.

Non meno importante, anche quando si intraprende un percorso di cura è facile sentirsi scoraggiati, perché la difficoltà della terapia può far perdere le speranze di essere compreso dal professionista e aiutato in maniera efficace. E, dal momento che il DOC certamente intrappola, ma “funziona” perfettamente all’interno della propria logica, smontarlo ed evitare ricadute è un compito tutt’altro che semplice. Non a caso si tratta di una tra le più invalidanti forme di psicopatologia.

La forza dei rituali: quando la soluzione diventa il problema

In genere, chi sviluppa un DOC inizia a utilizzare il rituale come scudo per proteggersi da una situazione che genera paura. Il paradosso, tuttavia, risiede proprio qui: quello che nasce come un tentativo di soluzione per rassicurarsi e gestire il timore, finisce per trasformarsi nel problema stesso.
In Terapia Strategica definiamo il rituale come una “Tentata Soluzione Disfunzionale“: la persona, nel tentativo di controllare la propria realtà e prevenire un pericolo, mette in atto azioni o pensieri ripetitivi. Ma è proprio la ripetizione di questi gesti a nutrire il disturbo, consolidandolo nel tempo.
Si entra così in un gioco in cui la logica ordinaria fallisce:

  • Se il rituale “funziona” (ovvero non succede nulla di brutto), la persona si convince che sia stato merito del rituale, confermandone la necessità per il futuro
  • Se il rituale “non funziona” (o l’ansia rimane alta), la persona si convince di non averlo eseguito abbastanza bene, sentendosi in dovere di perfezionarlo o ripeterlo ancora.

In entrambi i casi, il tentativo di controllo porta alla perdita totale del controllo: la persona non è più padrona della propria vita, ma diventa schiava del meccanismo che lei stessa aveva creato per salvarsi.

La Terapia Strategica per il DOC

Siamo abituati a pensare che per risolvere un problema basti capirne l’origine o ragionare logicamente. Ma il DOC, come abbiamo visto, non segue una logica ordinaria: la persona sa che il rituale è assurdo, eppure non può farne a meno. Per questo, invece di spiegare il “perché”, la Terapia Strategica agisce sul “come” funziona il disturbo, utilizzando stratagemmi che scardinano il meccanismo dall’interno.

L’obiettivo è quello di insinuare delle crepe nel rituale, e far sperimentare concretamente alla persona che anche se il rituale viene modificato, gli effetti infausti tanto temuti non si realizzano. Le prescrizioni messe a punto dal terapeuta sono per natura contro-intuitive.

Potremmo chiedere, ad esempio, di eseguire “meglio” il rituale, suggerendo un metodo “più efficace”, oppure di eseguire un “contro-rituale” per un certo numero di volte, oppure di confinare il rituale in spazi predefiniti. Questi stratagemmi non seguono un protocollo univoco e uguale per tutti, ma si adattano volta per volta ai rituali della persona, in un connubio di creatività e “strategia matematica” che permette di cucire la terapia come un abito su misura.
Una volta ottenuto lo sblocco, la terapia sarà mirata a smontare ed eliminare tutti i rituali nella loro interezza, per poi far riconquistare l’autonomia e la capacità di gestione della persona.

Bibliografia

Per chi desidera approfondire il modello della Terapia Breve Strategica applicato al Disturbo Ossessivo-Compulsivo:

  • Nardone, G. (2013). Paura, panico, fobie. La terapia in tempi brevi. Ponte alle Grazie.
  • Nardone, G., & Portelli, C. (2013). Ossessioni, compulsioni, manie. Capirle e sconfiggerle in tempi brevi. Ponte alle Grazie.
  • Nardone, G. (2016). La terapia degli attacchi di panico. Liberarsi per sempre dalla paura patologica. Ponte alle Grazie.
  • Watzlawick, P., Weakland, J. H., & Fisch, R. (1974). Change: la formazione e la soluzione dei problemi. Astrolabio.

				

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